Questo racconto è il frutto di un contorto giochetto di parole e disegni, un giochetto che talvolta utilizzo per stimolare la mia fantasia. Sarebbe però troppo lungo raccontare tutto il procedimento, perciò mi limiterò a riferirvi il nocciolo del procedimento, ossia le tre parole che hanno dato il via a tutto il resto e che hanno fatto nascere questa storia: mago, rana e aeroplanini di carta.

Si tratta di un racconto più da bambini che da ragazzi o adulti, ma mi auguro che possa piacervi comunque, o che magari questa storiella venga letta a un vostro cuginetto o fratellino, che possa apprezzarla.
– Quack!
“Già partiamo male…”
– Mi sono stufato!
“Ecco appunto… povera me!”
Wiz. Gabriele entrò nella stanza come una furia, portandosi dietro quell’odore di carta e peli di gatto che assumeva sempre dopo ore di lavoro. Quack squadrò il suo padrone dal davanzale dove era appollaiata.
– Cra? – riuscì a dire.
– Ma che ne puoi sapere tu! Cra!
Wiz. Gabriele si lasciò cadere pesantemente sulla sedia a dondolo, quella nell’angolo della stanza, vicino al camino. Quack lo osservò mentre si accendeva una pipa, dondolandosi nervosamente. Il suo padrone non era un uomo comune: a soli venti anni aveva ottenuto il titolo di Wizard dopo aver brillantemente completato gli studi ed era uno dei maghi più insigni dei suoi tempi, nonché il più abile nella delicata arte della poziologia. Aveva anche una mente svelta e acuta, il che l’aveva portato, suo malgrado, a essere nominato direttore dell’ufficio per i rapporti con il mondo felino. Agli occhi di un ignorante del settore questo potrebbe forse sembrare uno spreco per una mente tanto brillante, eppure Dio solo sa quanti problemi causano i gatti ai maghi! Sempre a lamentarsi, a chiedere condizioni di lavoro più miti, a scioperare… Solo uno come Wiz. Gabriele è capace di tener loro testa senza impazzire. Tuttavia…
– Quack, ho bisogno di una vacanza!
– Cra!
– Sì. Cra. Ma solo cra sai dire? – si alzò innervosito e inspirò due ampie boccate dalla sua pipa – Vabbè, sempre meglio di quei gatti miagoloni e rompiscatole… Ora vogliono i croccantini al salmone piuttosto che quelli alle acciughe, ma ti pare a te? Adesso capisco perché i nostri avi gettavano loro solo le lische: gli dai una mano e si prendono il braccio intero!
– Cra, cra – approvò Quack.
– E poi il latte: “meglio quello fresco, quello parzialmente scremato sa di vecchio e ci fa venire il mal di pancia”. Ah! Nemmeno io ho queste pretese sul latte! Bisognerebbe dargli il latte scaduto, così vediamo se non diventa buono quello parzialmente scremato! Siano tutti dannati!
Divenuto rosso per lo sfogo, Wiz. Gabriele si ributtò sulla sua sedia a dondolo.
– Ho decisamente bisogno di una vacanza!
“In effetti un bel soggiorno alle Maldive farebbe comodo anche a me, con magari anche qualcuno a massaggiarmi il pancino…” pensò Quack.
Saltò giù dal davanzale e, rovistando un po’ tra i grandi tomi della libreria del mago, ne indicò uno: – Cra!
– Che c’è?
– Cra! – batté il muso sul tomo.
– E dannata sia pure tu che mi fai alzare adesso! – imprecando, il mago raggiunse la libreria, prese il volume e lo aprì sul tavolo. L’esperta Quack sfogliò con cura le pagine fino ad indicare quella con l’immagine di un’amena villetta in riva al mare.
– Non dire sciocchezze Quack! Voglio qualcosa di meglio di un po’ d’acqua salata e di una manciata di sabbia!
“Qualcosa di meglio?”, – Cra?
– Sì. Cra. Voglio un’avventura, qualcosa che mi faccia dimenticare il mio lavoro… perché sai che mi succede se mi siedo comodo su una sdraio in riva al mare?
– Cra?
– Succede che con quella piacevole brezza marina e un mojito in mano mi ritrovo a pensare a quei dannatissimi gatti!
Quack non condivideva i pensieri del suo padrone (quale cosa migliore se non un mojito e una sdraio per dimenticare il lavoro?), ma optò per il silenzio: l’ultima cosa che Wiz. Gabriele amava era essere contraddetto da una stupida rana dopo una giornata di duro lavoro.
– Voglio qualcosa di eccitante!
Il padrone sfogliava con foga il grande tomo.
– Come questo! – indicò un’esperienza di paracadutismo in Islanda.
– O questo! – bungee-jumping in Nuova Zelanda.
“Che Dio mi salvi!” Quack era disperata.
– O anche un viaggio alla ricerca dei vampiri in Transilvania o a caccia di squali nell’oceano…
“No, ti prego!”
Wiz. Gabriele era un uomo sui quaranta, tutto sommato ancora pieno di energie, che preferiva l’azione all’ozio, anche in vacanza. Sotto questo aspetto Quack avrebbe preferito che il suo padrone avesse avuto qualche annetto in più… non è che le garbasse tanto tutto quel movimento…
– O anzi no, c’è bisogno di qualcosa di più emozionante!
“Più emozionante di vampiri e squali?”
– Qualcosa tipo… tipo… – andò alla ricerca di un tomo nella libreria e, saltellando cinque minuti buoni per riuscire a prenderlo, lo tirò giù dalla mensola più alta.
– Qualcosa tipo… tipo… – lo sfogliò velocemente – tipo… tipo… questo!
Puntò l’indice su un piccolo paragrafo che recitava: “Come evocare una tempesta di aeroplanini di carta”.
– Cra? – Quack non capiva.
– Scatenerò una tempesta di aeroplanini di carta!
– Cra? – Quack continuava a non capire.
– Ma sì! Scatenerò una tempesta di aeroplanini di carta e saliremo sul primo che riusciremo ad afferrare e andremo là dove lui ci porterà. Un viaggio verso l’ignoto, questa sì che è un’avventura!
Quack non sapeva come manifestare il suo stupore (“In che senso un viaggio verso l’ignoto?” davvero voleva farsi trasportare da un aeroplanino di carta?) e perciò restò zitta.
– Ebbene è deciso! – il mago batté le mani per la contentezza e un gridolino frivolo gli uscì di bocca – Si parte!
“Ma adesso? Senza aver fatto le valigie?”, – Cra, cra, cra?!
– Aspetta… mi servono delle cartacce – schioccò le dita e il cestino della carta straccia andò a vuotarsi proprio lì, sul tavolo – un po’ di polvere di fata… – rovistò un po’ nella madia prima di trovare un piccolo vasetto di polverina dorata – e ora… – versò la polverina sulla cartaccia e intonò uno strano canto. Subito i fogli di carta iniziarono a piegarsi come di volontà propria, prima di spiccare il volo. Wiz. Gabriele aprì la finestra e subito tutti gli aeroplanini schizzarono fuori, come uno sciame di uccellini biancastri nella nera notte. Poi, improvvisamente, il suo padrone afferrò Quack in mano e spiccò un salto fuori dalla finestra, nel vuoto.
“Che Dio mi salvi!”, – Craaaaaaaaa!!!
Quando stavano per ricadere giù, con un rapido movimento, il mago tirò fuori da una tasca una piccola boccetta di liquido rosa e ne bevve un sorso, obbligando anche Quack a farlo. Subito la rana provò una strana sensazione, come e le sue ossa si stessero improvvisamente restringendo, ma questo non arrestò la caduta.
– Craaaaaaaa!!! – chiuse gli occhi, preparandosi a un impatto, che però non avvenne mai.
– Messer Ugo – gridò Wiz. Gabriele e questo le fece venire quel tanto di coraggio che bastava ad aprire gli occhi e a guardarsi intorno – Questo amabile aeroplano ha avuto la cortesia di accoglierci a bordo – spiegò poi e l’aeroplanino di carta su cui stavano ebbe un sussulto, come di risposta. Wiz. Gabriele scoppiò in una fragorosa risata e solo allora Quack si rese bene conto di cosa stava accadendo: il suo padrone le aveva appena somministrato (dopo averla bevuta anche lui) una pozione per ridurre le sue dimensioni, cosicché potessero comodamente accomodarsi a bordo di un aeroplanino di carta. Guardò sotto di sé. Metri e metri sotto si ergeva, luminosa nella notte, la città. Le vennero i brividi e fu costretta a chiudere di nuovo gli occhi.
– Ci dovrai fare l’abitudine, sarà così finché messer Ugo non deciderà che sarà giunto il momento di atterrare… o finché la magia non si esaurirà e cadremo nel vuoto!
Quack deglutì nel prospettarsi quest’ultima alternativa e chissà che espressione doveva aver assunto, perché Wiz. Gabriele scoppiò una seconda volta a ridere e la sua risata cristallina parve riempire l’aria, risuonando nella brezza notturna. Insieme a lui vibrava (ed era palesemente anche questa una risata!!!) anche messer Ugo. “Si stanno prendendo gioco di me!”, Quack si girò, mostrando le spalle al suo padrone, con l’intenzione di rimanere offesa per tutta la durata del viaggio, ma non le riuscì: in quei giorni sorvolarono l’Italia, la Grecia, l’Egitto e poi la Turchia, l’intera steppa asiatica e la Cina… Videro il Colosseo, il mare, le piramidi e il deserto, la grande muraglia…
Quack rimase esterrefatta da tanta bellezza: “È tutto così meraviglioso!”.
– Cra! – gracidò soddisfatta e il suo padrone le diede un grattino sulla pancia. Stavano seduti sul davanzale della finestra da cui il loro viaggio aveva avuto inizio. Era l’alba del trentesimo giorno dalla loro partenza e messer Ugo aveva giusto giusto fatto in tempo a riportarli a casa, prima che la magia si esaurisse e lui crollasse distrutto, ridotto a brandelli di carta straccia.
– Cra! – gracidò nuovamente Quack per il piacere della grattatina.
– Già, cra! – Wiz. Gabriele guardò la luna alta nel cielo – Avevo proprio bisogno di una vacanza!
Detto questo, sfilò una boccetta di liquido rosa da una tasca della sua veste e, bevutone un sorso, entrambi ripresero la loro vita normale.
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