Non so se conoscete Scotland Yard, il gioco da tavolo della Ravensburger.
Io ci ho giocato qualche volta e sempre, quando faccio una partita, mi passano per la testa, a seconda dei casi, due pensieri:
1. Quant’è difficile essere un ricercato! Dove scappo?
2. Quant’è difficile essere un investigatore! Dove cerco?
Ebbene, il racconto che segue è il frutto della prima situazione. Per quanto riguarda la seconda, invece, non so se ci scriverò mai una storia sopra. Ma chi lo sa…?

Correva. Era da quando era sceso dal taxi che correva. Aveva il fiatone ma non poteva fermarsi: tre investigatori privati lo inseguivano. Li sentiva dietro che ansimavano e gli gridavano di fermarsi. Davanti, invece, gliene correvano incontro altri due, le pistole puntate contro di lui. Cosa fare? Non riusciva a pensare con lucidità. Sentiva il suo cuore battere forte come non aveva mai fatto prima, tra poco non ce l’avrebbe fatta più. Già si vedeva, col cuore improvvisamente fermo per il troppo sforzo, cadere per terra, le gambe a fuoco e il viso rosso ancora per poco.
Intanto i suoi inseguitori si avvicinavano a velocità sorprendente e la fine sembrava vicina.
“Se non mi fermo da solo” pensò il fuggitivo “mi fermerà un bel proiettile”
Si rivide cadere a terra, stavolta colpito da una pallottola, il sangue che gli macchiava i vestiti, lo sguardo annebbiato, l’ultimo respiro che stava per essere esalato.
Sorrise come in preda alla pazzia e una folata d’aria gelida gli entrò in bocca, graffiandogli la gola.
Tossì e fu costretto a rallentare, ma tornò lucido.
“No, non può continuare così!”
Si costrinse a ragionare e, quando stava per rassegnarsi ad essere catturato, come manna dal cielo arrivò il suo salvatore: un autobus si fermò poco più avanti. Lui lo raggiunse e con le sue ultime forze balzò dentro. Appena in tempo: le porte si chiusero e il mezzo ripartì.
Il ricercato sorrise nel passare davanti agli investigatori che altrimenti l’avrebbero bloccato e rise nel vedere le loro facce sbigottite quando l’autista ignorò i loro cenni di fermare l’autobus.
Si spolverò la giacca e si lasciò cadere su un sedile. Il suo respiro era ancora irregolare, ma adesso il battito cardiaco era rallentato e i polpacci non andavano più a fuoco come prima.
Guardò fuori dal finestrino: l’autobus sfrecciava davanti ai grattacieli londinesi che come enormi montagne si stagliavano verso le il cielo, gli ultimi piani invisibili nella grigia nebbia. Non c’era molto traffico e capì di dover pensare alle prossime mosse: gli investigatori l’avrebbero aspettato a una delle prossime fermate. A quale non sapeva dirlo, ma una cosa era sicura: doveva scendere il prima possibile.
E così, quando l’autobus rallentò fino a fermarsi e le porte si aprirono, lui saltò fuori, non essendoci nessuno dei suoi inseguitori in vista, e si infilò in un vicoletto buio.
Il mezzo che l’aveva salvato ripartì e senza aspettare ulteriormente il ricercato si mise in marcia: era necessario che si allontanasse da lì il più velocemente possibile.
Mentre camminava udì le macchine degli investigatori sfrecciare per strada: alla prossima fermata questi sarebbero saliti sull’autobus e sarebbero rimasti a mani vuote. Le labbra gli si incurvarono in un ghigno di soddisfazione al pensiero di aver nuovamente ingannato i cinque investigatori.
Era passato un po’ di tempo da allora. Lui aveva già messo un bel po’ di strada fra sé stesso e dove era sceso e già credeva di averla sfangata. Camminava per strada col cappuccio della giacca calato sul volto e ripensava divertito ai poliziotti e agli investigatori che in quel momento stavano vagando a vuoto per la grande Londra alla sua ricerca.
“Però se continuo a girovagare così anche io, prima o poi finiremo per incontrarci” ragionò “meglio lasciare la zona” e a grandi passi si diresse verso la stazione della metro.
Londra è ben organizzata da questo punto di vista: la rete metropolitana è ben ramificata e copre ogni quartiere.
Montò dunque su un vagone e prese posto pronto al viaggio. Fu, però, un viaggio molto più breve di quanto si aspettava. Infatti, alla stazione seguente salì sul treno un uomo dalla lunga giacca nera. Il ricercato sobbalzò nel riconoscerlo: era l’investigatore Morgagni!
“Maledizione!” Paolo sbatté un pugno sul tavolo “Come hai fatto? Vi avevo seminato tutti!”
Dall’altra parte, oltre il tabellone da gioco, Giovanni sorrideva compiaciuto, la pedina bianca in mano: aveva catturato Mister X.